VIA DA DURAZZO

Durazzo è il primo porto e la seconda città dell’Albania. Quasi una cosa sola con Tirana, se si considera la breve distanza tra le due, una quarantina di chilometri, la stazza demografica che insieme esprimono (all’incirca la metà dei tre milioni di abitanti complessivi del paese) e il loro dipendere l’una dell’altra: Durazzo è la porta girevole per le merci che entrano nel paese, Tirana il suo retroterra naturale.

Di Durazzo si possono segnalare e raccontare molte cose. I resti romani, l’epopea della via Egnazia, il moderno lungomare a nord del porto di recente realizzato. Ma la questione che più ne incide la contemporaneità sta forse negli eventi del 6 e del 7 marzo 1991. Durazzo fu il porto da dove, in quei due giorni, venticinquemila albanesi si imbarcarono per andare in Italia. Lasciarono il loro paese, dove il regime comunista stava collassando. Quasi lo rinnegarono, a onor del vero. Pensavano che la libertà e la prosperità dovessero necessariamente essere cercate all’estero. Non in Jugoslavia, un paese socialista e pericolosamente avviato verso la guerra; non in Grecia, per via dei tanti attriti storici; ma in Italia, e non solo perché la Rai e le televisioni private, captate nelle città albanesi, avevano creato una certa immagine della penisola. L’Italia era davvero l’unico sbocco possibile. E qualcuno, nei mesi precedenti, era già riuscito a recarvisi via mare. Episodi sporadici. Quello del marzo 1991 fu invece di massa.

I venticinquemila si imbarcarono a bordo di pescherecci o assaltarono le navi mercantili (in Albania non esistevano traghetti). Erano decisi, motivati, concentrati sull’obiettivo. Sbarcarono tutti a Brindisi. Il loro peregrinare inaugurò la stagione recente delle migrazioni via mare, che oggi sono pane quotidiano per chi fa informazione, come per chi ne fruisce o ancora, per chi fa politica e su questo tema enorme cerca soluzioni o facile consenso. Ma allora fu una rottura, uno squarcio improvviso. Il mare non era mai stato – non così nettamente – l’elemento di cesura tra il paese che si lascia e quello che si trova. L’Adriatico, in questo, ha preceduto il Mediterraneo.