VALONA

Betoniere, blocchi di cemento, tubi, reti di ferro, fango. Al porto di Valona, il secondo dell’Albania, dopo quello di Durazzo, si costruiscono due nuovi moli, uno per il traffico passeggeri e l’altro per le merci, i cui volumi sono in espansione. Soldi e cantiere sono italiani. I primi, quindici milioni, li ha messi la Cooperazione italiana. Il secondo è gestito dall’azienda Piacentini.   

Lavori in corso anche sul lungomare. La città ne avrà presto uno moderno, più largo e accattivante dell’attuale. Si metterà in linea con Durazzo, dove di recente il waterfront è stato ripensato completamente. Le ruspe stanno spianando il tracciato, che partirà a nord dell’area portuale e terminerà all’altezza del tunnel situato a sud della città, nell’area delle “acque fredde”, dove alta è la concentrazione di hotel.

I cantieri in città, la terza del paese per massa demografica, non finiscono qui. Si sventra un po’ dappertutto, principalmente per assicurare nuove bretelle e giunture stradali capaci di sventare i grandi imbuti estivi a livello di traffico. Un altro intervento fatto in funzione del turismo, la leva principale del nuovo modello di sviluppo. Finora è stata sollecitata in modo un po’ anarchico. Si cerca ora di dare un po’ di ordine.

A Valona l’Adriatico e lo Ionio si incontrano. Finisce l’uno, inizia l’altro. Dall’altra parte è Punta Palascia, poco più a sud della baia di Otranto, a delimitare il crinale tra i due mari. Ma non c’è piena unanimità, su questo. C’è chi dice per esempio che l’Adriatico termini più giù, sull’asse Leuca-Butrinto. Andrian non ne è convinto. Questa storia, a dire il vero, non l’aveva mai sentita. Quarantenne, Andrian fa il ristoratore. Ha aperto un bel ristorantino in zona porto, dopo aver vissuto qualche buon anno tra Roma e Ostia lavorando nella ristorazione.

Alla pareti del suo locale ci sono vecchie foto in bianco e nero. Una raffigura il Po, una nave ospedale italiana affondata nel 1941 dagli aerei britannici al largo di Valona. Il relitto è stato individuato qualche anno fa. La storia di Valona è segnata da un altro inabissamento, stavolta causato, e non subìto, dall’Italia: quello della Kater i Rades, una vecchia corvetta a bordo della quale, nella primavera del 1997, anno del crollo finanziario albanese, gli scafisti imbarcarono circa centoventi profughi. La Kater i Rades, salpata da Valona e diretta sulle coste italiane, fu presto raggiunta da alcune navi della nostra Marina, che di fatto attuarono un blocco. Iniziò un assurdo inseguimento in mare, terminato in modo tragico. La Sibilla, una delle imbarcazioni italiane, fece una manovra aggressiva e toccò la carretta albanese, che si rovesciò. Più di ottanta persone vennero inghiottite dal mare.