PUNTA PALASCÌA

Punta Palascìa, a sud di Otranto. È qui che l’Adriatico, sulla sua sponda occidentale, si consegna allo Ionio, nel punto dove il braccio di mare tra Italia e Albania è più breve. Dall’altra parte c’è la baia di Valona.

Se soffia il vento giusto, se non c’è troppa umidità, se insomma l’orizzonte è pieno e pulito, da qui si vede l’altra costa e da lì questa. Il che dà modo di realizzare quanto l’Adriatico sia davvero corto e quando possa essere tale, non solo in termini fisici. Un conto però è il fattore visivo, un altro il dato reale che politica, economia e cultura consegnano. E così questo mare, troppo spesso, resta largo. C’è la speranza che il processo di allargamento dell’Unione europea porti a ciò che accadde solo all’epoca di Roma: all’unificazione politica dell’Adriatico. Ma i tempi che corrono non sono segnati di certo dall’ottimismo. L’Europa non solo fatica più del dovuto a trascinare nel suo perimetro l’Albania e l’ex Jugoslavia, è persino a rischio come progetto.

Qui a Punta Palascìa o Capo d’Otranto, l’altro modo in cui viene chiamato questo posto, l’Adriatico a ogni modo finisce. E lo Ionio ha inizio. Lo ricorda anche un cartello, situato all’inizio del sentiero che conduce al faro bianco che si erge su questa punta. Eppure, nella testa della gente di queste parti, l’Adriatico si spinge molto oltre, fino a Santa Maria di Leuca. Ce lo sentiamo dire più volte e da più persone, mentre ci dirigiamo verso questa cittadina, la punta sud-orientale dell’Italia continentale, percorrendo la strada provinciale 358. Strapiombi, fichi d’india, muretti a secco, roccia, macchia. Il paesaggio ricorda molto quello dell’Albania meridionale, sotto Valona, quando si è già in terra ionica, benché qualche vecchio portolano consenta all’Adriatico di allungarsi praticamente fino a Corfù, creando quindi una linea alternativa rispetto a quella Otranto-Valona.

La differenza è che in Albania tutti danno come assodato che i due mari si incontrino lì dove indicato dalla geografia ufficiale. Da questo lato, come detto, prevale un’altra versione. Adriatico e Ionio, a essere precisi, si abbraccerebbero all’altezza di Punta Meliso, il promontorio roccioso in cima al quale svetta il santuario dedicato di Santa Maria di Leuca. La corrente che passa lì davanti viene descritta come il punto in cui le acque dell’uno e dell’altro si incontrano, spiega il titolare di una delle bancarelle poste all’estremità della piazza che separa il santuario dal faro. C’è la tentazione di fargli notare che è solo una leggenda, ma alla fine desistiamo. Smontare una credenza popolare, se questa non comporta nulla di grave, è gesto poco nobile.