DA TRANI A BRINDISI 

Attraversiamo Bisceglie e poi Molfetta. Qui parliamo con due pescatori. Stanno preparandosi per uscire in mare con il loro peschereccio. Uno dei cinquanta che ormeggiano in porto, a fronte dei cento di una volta. La pesca in Adriatico, su ambo i lati del mare, ha un destino comune: quello del declino. Tra i motivi addotti quello che sembrano più incisivi sono i costi dell’attività che salgono e la quantità di pesce che invece cala.

A Molfetta sarebbe dovuto sorgere un nuovo porto, a vocazione commerciale. I lavori dovevano finire il 2 aprile 2015 e costare 61 milioni di euro (somma poi sensibilmente aumentata), recita un cartello piantato nella terra, accanto alla cancellata dell’infrastruttura. Tutto però si è fermato a causa di un’inchiesta giudiziaria. Gli inquirenti pensano ci siano stati diversi episodi di corruzione, facendo così scattare il rinvio a giudizio nei confronti di una quarantina di persone. “No grandi opere”: sulla sopraelevata, incompleta, che porta dalla terraferma alle banchine si scorge questa scritta.

Proseguiamo e passiamo da Giovinazzo. Infine, eccoci a Bari. Percorriamo il lungomare, con parapetti e lampioni eleganti. Entriamo nella città vecchia e andiamo alla basilica di San Nicola, il cui culto cementa il cristianesimo cattolico e quello ortodosso. Ci rechiamo a San Giorgio, nella parte sud del capoluogo pugliese, dove c’è ancora gente che, malgrado l’autunno, scivola lentamente in mare.

Alla fine di questi sopralluoghi non riusciamo a cogliere il nesso tra la città e il mare. Bari è molto grande e c’è come l’impressione che questa stessa grandezza, con tutto ciò che ne consegue a livello di apparato produttivo, consumi, servizi, la renda prima di tutto città, portando in secondo piano l’elemento marittimo. Anche le poche, altre città di dimensioni medio-grandi dell’Adriatico restituiscono, ciascuna a modo suo, sia chiaro, questa percezione. L’Adriatico, nelle città, soprattutto quelle della costa occidentale, sembra spesso un arredo, più che un fattore identitario.

Nei porti la prospettiva cambia, ovviamente. Sembra come di entrare in una storia a parte, e questo è dovuto di frequente al fatto che il nesso tra i porti e le città, per tutta una serie di motivi, non da ultimo la sicurezza, che fa erigere reticolati, limita gli accessi e porta a piazzare ovunque telecamere, è meno forte di una volta. Il porto diventa così una sorta di distretto industriale chiuso e la città, con i suoi ritmi di vita moderni, frenetici, smette di interessarsi alla vita e alla ricchezza di storie che esso può esprimere.

Di certo c’è che l’Adriatico è più facile cercarlo nelle piccole cose e nei piccoli posti. Per esempio alla spiaggia Porto Contessa, prima di entrare a Polignano a Mare, incontriamo Franco Lestingi, un pensionato che va in giro con una vecchia Fiat Seicento e sfrutta il tanto tempo a sua disposizione per assemblare sculture con materiali recuperati dal mare. Pezzi di legno e di ferro, vetro e cordame. Nelle sue opere c’è tanta storia.

A Monopoli, più a sud, i pescatori ci raccontano il salvataggio dell’Heleanna, una nave passeggeri armata da una compagnia greca che, sulla rotta Ancona-Patrasso, subì un incendio mentre passava al largo di queste coste. Parecchi pescherecci, da questa e da altre località marittime, si misero in mare e andarono a recuperare chi vi era a bordo. Riuscirono a salvare molte vite. Su oltre mille persone, tra equipaggio e passeggeri, i morti e dispersi furono meno di cinquanta. Mario Ruggero, un vecchio pescatore di Monopoli, fu tra i primi a prestare soccorso. E ci ha raccontato ciò che avvenne quel giorno.

Proseguiamo verso Brindisi, passando per le rovine di Egnazia, costeggiando le dune di terra, erba e sabbia dalle parti di Torre Canne e fermandoci a Villanova, incuriositi dai tanti rettangoli bianchi – le case di moderna costruzione di questa località – disposti ordinatamente che si scorgono dalla Statale 16. Il bianco è un omaggio al colore delle abitazioni di Ostuni, anch’essa visibile dalla strada. Villanova è uno dei centri del suo lido. D’inverno vi risiedono poche centinaia ei di persone. D’estate si popola. Diversa gente di Ostuni ha qui una casa estiva.

Arriviamo a Brindisi, e qui le storie non mancano. Brindisi è stata la città italiana dove per primi giunsero i profughi albanesi. Era il marzo del 1991, e quella fu la prima fuga via mare dell’epoca in cui viviamo. L’Adriatico, in questo senso, ha anticipato i processi che da lì a qualche anno avrebbero caratterizzato il Mediterraneo. Ci si lasciò alle spalle una sponda, per cercare su un’altra di ripartire da zero.

L’arrivo degli albanesi iniziò con un generale spiazzamento e proseguì con una grande storia di solidarietà. I brindisini aprirono le proprie case ai forestieri, e ancora oggi quella vicenda, per quanto la memoria fatichi a resistere al tempo, riempie d’orgoglio.

L’arrivo degli albanesi coincise anche con la scoperta dell’Albania, nazione che, per via del suo comunismo settario e paranoico, era rimasta chiuso al mondo per tutta la durata della guerra fredda. In questo senso, Brindisi ha riacquisito un rapporto concreto con l’altra sponda dell’Adriatico, fatto di collegamenti marittimi, interscambi commerciali, storie, pendolarismi da una parte all’altra del mare. Prima degli eventi del 1991 il punto di riferimento, dall’altra parte del mare corto, semplicemente non c’era. L’orizzonte mentale, commerciale e di navigazione era la Grecia, verso la quale il porto di Brindisi, a lungo, ha assicurato quasi in regime di monopolio i collegamenti (ora garantiti anche da Ancona, Venezia e dalla vicina Bari). Al punto che la città, nei mesi estivi, registrava l’arrivo di decine di migliaia di ragazzi italiani, pronti a imbarcarsi verso le coste elleniche. Ma il flusso era anche opposto: di greci che arrivavano a Brindisi, una vera e proprio porta sull’Italia, a fare shopping. Qualcuno, addirittura, vi si stabilì per aprire dei negozietti di oggetti tipici del proprio paese quali sandali di pelle, spugne, anfore, braccialetti, collanine, conchiglie e stelle marine essiccate. Vendevano la Grecia, in anticipo, a chi vi si sarebbe recato. Pare che a Brindisi, una città che con l’espandersi della competizione nelle tratte marittime ha perso molto di ciò che aveva, ci sia ancora un negozietto di questo genere. Però non l’abbiamo visto, o forse è solo una leggenda.